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FUNZIONAMENTO
DELLE STAZIONI DI RILEVAMENTO DELLA
QUALITA’ DELL’ARIA Le STAZIONI di
rilevamento della qualità dell’aria, si compongono di una struttura di
base, della strumentazione di misura e delle apparecchiature per la
visualizzazione, l’elaborazione e la trasmissione dei valori relativi ai
parametri misurati.
Stazione
situata presso il Teatro D’Annunzio La caratteristica
principale degli analizzatori, è quella di determinare in modo automatico
e continuo 24 ore su 24, la concentrazione dell’inquinante in esame con
elevata sensibilità, anche quando è presente in basse concentrazioni.
Tali strumenti possiedono l’autosufficienza necessaria per limitare al
massimo gli interventi di manutenzione; anche la calibrazione, per il
controllo periodico del funzionamento strumentale, avviene in modo
automatico. Gli strumenti presenti
nelle stazioni sono i seguenti:
N.P.
= Analizzatore non presente Principio di
funzionamento dei vari analizzatori: Biossido
di Zolfo (SO2): la
tecnica di misura è quella della fluorescenza molecolare e si basa
sull’eccitazione, con radiazione UV nella regione 230 -190 nm delle
molecole di SO2 con conseguente emissione di radiazioni
fluorescenti quando tali molecole ritornano allo stato energetico
iniziale. La lunghezza d’onda di queste radiazioni permette
l’identificazione della molecola e, tramite la comparazione di gas a
titolo noto, la sua quantificazione. Gli
Ossidi di Azoto (NOx): il
principio analitico utilizzato è quello della chemiluminescenza, che si
basa sulla reazione in fase gassosa tra NO e O3. Questa
reazione produce una luminescenza caratteristica, linearmente
proporzionale alla concentrazione di NO: NO
+ O3 = NO2 + O2 + hv
(1) L’emissione di luce
avviene quando le molecole di NO2 eccitate elettronicamente
decadono a stati energetici inferiori. La misura di questa radiazione
luminosa ci consente di valutare il tenore di NO presente nell’aria. Per valutare gli
Ossidi di Azoto totali (NOx), il campione d’aria è fatto
passare prima in una camera di reazione termostatata a 375 gradi, alla
presenza di un convertitore al molibdeno, che riduce l’NO2 a
NO secondo la reazione: 3NO2
+ Mo = 3NO + MoO3 (2) la misura tramite
chemiluminescenza secondo la reazione (1) del campione così trattato, ci
da la concentrazione degli ossidi di azoto totale (NOx). La
differenza fra la concentrazione degli NOx e quella
dell’NO equivale alla concentrazione dell’NO2. Materiale
Particolato (PM10): i
sistemi di rilevamento del PM10 della rete di Pescara, sono
costituiti da una testa di prelievo, che permette l’ingresso nel
campionatore solo alle particelle con diametro inferiore a 10 nm, e da un
sistema di rilevamento che misura l’attenuazione di raggi ß,
prodotti da una sorgente radioattiva
(14C), che attraversano un filtro prima e dopo 24 h di
campionamento. La differenza
misurata, con
le informazioni prodotte dal contatore volumetrico
della pompa di aspirazione dell’aria, che costituisce la parte
finale della strumentazione, sono utilizzate per calcolare il valore di
concentrazione del PM10 in µg/mc. Monossido
di Carbonio (CO): l’analisi
di questo inquinante, si basa sull’assorbimento di radiazioni infrarosse
da parte di molecole di CO a lunghezza d’onda prossime ai 4,7 micron. In
pratica, l’analizzatore utilizza un elemento riscaldato con elevata
energia per generare una luce infrarossa a larga banda. Questa luce passa
attraverso un disco di correlazione costituito da diverse celle riempite
di Azoto (celle di misura) e di CO/Azoto (celle di Riferimento), il quale
rotando ad una velocità di 30 cicli/sec, consente al fascio di luce di
passare alternativamente attraverso una cella di misura e una di
riferimento. Questa alternanza, consente di eliminare tutte le possibili
interferenze e di assicurare che l’assorbimento della luce dipenda
esclusivamente dalla concentrazione del CO. Ozono
(O3):
la rivelazione delle molecole di Ozono, si basa sull’assorbimento della
luce UV a 254 nm dovuto ad un fenomeno di risonanza elettronica interna
della molecola O3. L’analizzatore utilizzato nella Rete (API
400), impiega una lampada al mercurio realizzata in modo tale che la
maggior parte della luce sia emessa alla lunghezza d’onda di 254 nm.
Questa luce, illumina un tubo di vetro cavo, riempito alternativamente con
il campione d’aria tal quale e uno preventivamente fatto passare
attraverso uno “Scrubber” che ha la funzione di rimuovere tutto
l’ozono presente nel campione. Il rapporto tra l’intensità di luce
che attraversa il campione purificato e quello tal quale, costituisce la
base per il calcolo della concentrazione di Ozono. Benzene,
Toluene e m-Xilene: la
tecnica analitica utilizzata per la misura di questi composti, è quella
Gas-Cromatografica ad arricchimento e sistema di rivelazione a
fotoionizzazione (PID). Il campione d’aria aspirato da una pompa è
preconcentrato a temperatura ambiente in una colonna
riempita di Tenax, dove sono adsorbiti i composti di interesse
analitico. Innalzando
in pochi secondi la temperatura fino a 210°C e con l’ausilio di un
flusso di azoto, il campione è desassorbito e trasportato all’interno
di una colonna di “Stripping” dove avviene la separazione della
frazione “leggera” da quella “pesante”. Non
appena la frazione leggera raggiunge la colonna di analisi, una speciale
valvola a 10 vie consente il lavaggio in controcorrente della frazione
pesante che è così eliminata dal circuito. I composti leggeri, durante
il percorso nella colonna di analisi, si separano e sono misurati dal
detector posto all’estremità della colonna.
Periferiche
di acquisizione: le stazioni sono dotate di periferiche di acquisizione dati, al fine di:
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