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LIMPATTO DELLINQUINAMENTO ATMOSFERICO
SULLA SALUTE DELLUOMO Effetti
sulla salute dei principali inquinanti dell'aria
(Ennio Cadum Area di Epidemiologia Ambientale A.R.P.A. di Grugliasco) ***** "Linquinamento
da traffico è correlato alla morte prematura di circa 80.000 persone;
molti studi recenti, fra cui anche uno condotto in Italia, indicano come i
bambini che vivono in prossimità di strade densamente trafficate corrano
un rischio doppio di manifestare sintomi respiratori rispetto a bambini
che vivono vicino a strade in cui il traffico è meno intenso. Fra gli
studi più recenti, ha sollevato particolare attenzione una ricerca sui
costi sanitari dovuti allinquinamento atmosferico da traffico,
completato in Francia, Austria e Svizzera. Lo studio, in cui i tre Paesi
hanno adottato la medesima metodologia scegliendo il particolato (PM10)
(1)come indicatore di inquinamento atmosferico, ha portato alle seguenti
conclusioni:
(1)
Il particolato di dimensioni inferiori a 10 micron (PM10) è un indicatore
di inquinamento rilevante dal punto di vista sanitario, dal momento che
raccoglie particelle di dimensioni tali da poter penetrare nell'apparato
respiratorio. Per questo indicatore esistono solide evidenze di effetti
epidemiologici ed è disponibile un'ampia letteratura scientifica da cui
è possibile stimare gli effetti sanitari. (Tratto da: "Health costs due to Road Traffic - related Air
Pollution - An impact assessment project of Austria, France and
Switzerland") prepared for the WHO (Organizzazione Mondiale della
Sanità) Ministerial Conference on Environment and Health, London, June
1999). ***** PARTICOLATO
SOSPESO In
molti studi è stata misurata la concentrazione di frazione respirabile
(PM10) e sono stati indagati gli effetti acuti (di breve termine)
dell'esposizione a particelle. La tabella riporta le stime di incremento
di rischio associato ad una variazione dell'esposizione a particelle
sospese (10 µg/m3 PM10) per varie condizioni patologiche, come stimato
dai numerosi studi epidemiologici (Dockery e Pope, 1994). Tabella:
Incremento di rischio associato alla esposizione a particelle sospese
(PM10) per varie condizioni patologiche come stimato da numerosi studi
epidemiologici condotti dopo la redazione delle linee guida OMS per
l'Europa
Fonte:
Dockery e Pope, 1994 Molti
studi sulla possibile associazione tra livelli giornalieri della mortalità
e concentrazione di TSP, condotti in diverse città degli Stati Uniti e in
Germania (con livelli medi di concentrazione del PM10 intorno ai 40-60 µg/m3),
hanno indicato un aumento nella mortalità giornaliera complessiva pari
all'1-2% per un incremento di 10 µg/m3 di PM10. L'aumento era
maggiore per le cause respiratorie (3-4%). In
studi condotti in Europa e negli Stati Uniti è stata valutata
l'associazione tra morbosità respiratoria e livelli giornalieri di TSP,
fumi neri o PM10. In uno studio tedesco dove il 90% dei livelli di TSP
giornalieri era inferiore a 118 µg/m3, anche nelle zone più inquinate,
la frequenza giornaliera dei ricoveri ospedalieri e delle visite dal
pediatra dovuta a malattie respiratorie acute aumentava del 37% per un
aumento dei livelli di TSP da 10 a 70 µg/m3 (Schwartz et al.,
1991b). Uno studio svizzero ha riportato un aumento del 10%
nell'incidenza giornaliera dei sintomi del tratto respiratorio superiore
per un aumento di 22 µg/m3 nella concentrazione giornaliera di TSP
nel giorno precedente (Braun-Fahrländer et al., 1992). In
uno studio sui bambini condotto nella valle dello Utah (USA), l'incidenza
di tosse e di sintomi nel tratto respiratorio inferiore aumentavano
dell'80% e dell'40%, rispettivamente, per 100 µg/m3 di
PM10, con una variazione ancora più grande nei bambini con sintomi di
tipo asmatico (Pope e Dockery, 1992). Accanto
alle modifiche nell'incidenza dei sintomi o di visite, è stato osservato
un decremento del 2-4% della funzione polmonare per 100 µg/m3 di PM10
negli studi della valle dello Utah (Pope et al., 1991). Sono
stati anche riportati effetti a lungo termine dell'esposizione a
livelli elevati di TSP. La funzione polmonare, espressa come
capacità vitale forzata (FVC), era diminuita del 3% per concentrazioni
di TSP sopra i livelli soglia di 60 µg/m3 in abitanti di zone urbane
dove il livello trimestrale di TSP era superiore a 87 µg/m3 (Chestnut et
al., 1991). L'aumento nella frequenza dei livelli orari di TSP superiori a
100, 150 o 200 µg/m3 era associato con un aumento di incidenza di
malattie respiratorie croniche tra i residenti di zone della California; per
ogni 1.000 ore di esposizione a livelli superiori ai 200 µg/m3 di TSP,
per un periodo di follow-up di 10 anni, il rischio di malattia
respiratoria ostruttiva aumentava del 36% e il rischio di asma del 74%
(Abbey et al., 1991). BIOSSIDO
DI AZOTO (NO2) In
uno studio condotto tra allieve infermiere a Los Angeles è stato notato
un aumento nella frequenza di irritazioni oculari, mal di gola e
catarro dopo esposizione a NO2, con concentrazioni massime non
superiori a 240 µg/m3; sulla base di questo studio è stato stimato
un rischio relativo per i precedenti sintomi pari a 1,3 per 170 µg/m3 di
NO2 (Schwartz e Zeger, 1990). In
uno studio condotto in cinque città della Germania è stato riscontrato un
aumento del 28% del numero di casi di infezioni respiratorie per un
innalzamento del livello atmosferico di NO2 da 10 a 70 µg/m3 (Schwartz
et al, 1991b). In studi che hanno valutato l'impatto dell'esposizione
acuta a NO2 sulla funzione ventilatoria polmonare è stata notata una
diminuzione dei flussi respiratori, soprattutto in soggetti affetti da
malattie respiratorie croniche. In un gruppo di asmatici, è stata stimata
una diminuzione del 3% del flusso respiratorio forzato per un aumento
dei livelli orari di NO2 pari a 20 µg/m3 (Quackenboss et al., 1991). Sono
stati studiati, inoltre, gli effetti a lungo termine
dell'esposizione a NO2. In un'indagine condotta in Svizzera su bambini
residenti in città con livelli annuali di NO2 non superiori a 51 µg/m3,
è stato riscontrato un aumento del 20% nell'incidenza dei sintomi
delle alte vie respiratorie per ogni incremento di 20 µg/m3 dei livelli
di NO2 (Braun-Fahrländer, 1992). In questo studio è stato notato
anche un aumento nella durata dei sintomi respiratori. Hasselblad (1992)
ha preso in considerazione l'insieme delle indagini disponibili sugli
effetti dell'esposizione indoor a NO2, e ha stimato un aumento del 18%
nell'incidenza di sintomi respiratori o malattie respiratorie per un aumento
di lungo periodo dell'esposizione a NO2 pari a 30 µg/m3. In studi
condotti su residenti in aree geografiche con più alti livelli di NO2 è
stato osservato un declino della funzione polmonare. Schwartz (1989), in
uno studio condotto in 60 località americane, ha stimato una diminuzione
del 5% della funzione ventilatoria per un incremento di 40 µg/m3 di NO2
(media annuale). OZONO
(O3) Tutti
gli studi indicano una grande variabilità nella risposta individuale
all'ozono. Gli effetti nei bambini sembrano essere più evidenti di
quelli negli adulti (McDonnel et al., 1993). In molti studi è stata
valutata la risposta polmonare acuta ad episodi di breve periodo. Negli adulti
è stata dimostrata una diminuzione dell'1-4% della funzione ventilatoria
per 100 µg/m3 di O3, ma solo in situazioni di aumento del pattern
respiratorio (Spektor et al., 1988). In
un numero limitato di studi sono stati valutati gli effetti a lungo
termine dell'esposizione ad alti livelli di ozono (circa 200 µg/m3);
l'evidenza complessiva non è conclusiva. Gli studi disponibili indicano
un piccolo effetto sulla funzione polmonare, corrispondente ad
un declino dell'8% per 100 µg/m3 nei bambini (Schwartz, 1989). Negli adulti
residenti nell'area di Los Angeles, esposti a una media annuale
superiore a 150 µg/m3, il normale declino con l'età della funzione
polmonare era accelerato dell'85% per 100 µg/m3 di O3 (Detels
et al., 1987; Detels et al., 1991). Tab.
5.12. Effetti acuti da smog fotochimico a seconda delle concentrazioni
massime giornaliere (medie orarie) di ozono.
Fonte:
WHO, 1990 OSSIDO
DI CARBONIO
(effetti sull'apparato cardiovascolare) L'ipotesi
che l'esposizione ambientale a CO si associ con eventi miocardici acuti è
stata studiata in una indagine epidemiologica condotta a Baltimora. Non è
stata osservata una associazione tra livelli ambientali di CO e ricoveri
per infarto del miocardio (Kuller et al, 1975). Successivamente, tuttavia,
è stata evidenziata una associazione tra livelli di esposizione a CO e
modificazioni elettrocardiografiche da ischemia cardiaca in soggetti affetti
da malattia ischemica (Lippman, 1992).
Effetti a lungo termine di tipo cancerogeno Una
evidenza importante degli effetti a lungo termine dell'inquinamento di
tipo urbano, ovvero della mistura di TSP ed SO2, è rappresentata dall'eccesso
del 46% dell'incidenza di tumori polmonari tra gli uomini che vivevano
nelle aree inquinate della città di Cracovia. In questa città la
media annuale dei livelli di fumi neri era superiore a 150 µg/m3 e i
livelli di SO2 erano superiori a 104 µg/m3. Queste concentrazioni erano
state presenti per parecchi anni prima della registrazione dei casi di
tumore. (Jedrychowski et al., 1990). (Tratto
da: "Ambiente e salute in Italia" a cura di Roberto Bertollini,
Michele Faberi, Nicoletta di Tanno -OMS, Centro Europeo Ambiente e Salute,
Divisione di Roma -, Ed. Il Pensiero scientifico - Roma 1997) ***** Effetti
dell'inquinamento atmosferico sulla salute: esperienze in alcune città
d'Italia BOLOGNA "Da
un'analisi preliminare sulla popolazione esposta all'inquinamento
atmosferico da PM10 in corso presso l'Osservatorio epidemiologico del
Comune di Bologna è emerso che numerose ricerche hanno indagato la
relazione tra inquinanti atmosferici, mortalità e ricoveri ospedalieri,
giungendo, mediante modelli matematici, a determinare numericamente
l'associazione tra i casi di morte o ricovero ed inquinante considerato.
In particolare, sono state trovate significative associazioni tra PM10
o PM2.5 e l'incremento del numero dei ricoveri ospedalieri per
patologie degli apparati respiratorio e cardiocircolatorio e del
numero di morti. L'effetto, in termini di rischio, è più accentuato
nella popolazione anziana. Applicando
le stime di questi studi alla popolazione residente a Bologna per l'anno
1998, in particolare ai ricoverati (in totale agli ultrasessantacinquenni)
dimessi dagli ospedali per malattie dell'apparato respiratorio ed alla
mortalità totale, si è ottenuta una prima stima della percentuale di
casi attribuibili all'esposizione all'inquinamento atmosferico pari a: il
3,5% dei pazienti ricoverati a Bologna per
malattie dell'apparato respiratorio; tale percentuale si alza al 5,2%
per i pazienti anziani con la stessa diagnosi; il 3,2%
dei morti residenti a Bologna. La
tabella seguente riassume le conseguenze sulla salute dell'inquinamento
dell'aria a breve e a lungo termine stimati per un aumento di 10 mg/m3
della concentrazione dell'indicatore per le polveri sottili, il PM10.
I dati, basati sulla letteratura epidemiologica disponibile, sono desunti
da un rapporto preparato sotto l'egidia dell'OMS che ha stimato l'impatto
dell'inquinamento in tre nazioni europee (Francia, Svizzera, Austria). A
titolo di riferimento si consideri che a Bologna nel 1999 è stata
registrata nell'area urbana una concentrazione media annua di 64
mg/m3". Tabella
1 L'impatto sanitario dell'inquinamento atmosferico. Incremento
percentuale nella frequenza dei fenomeni sanitari in una città
all'aumentare di 10 mg/m3 nella concentrazione delle polveri sottili,
PM10.
"Anche
l'ozono, insieme al particolato risulta essere un importante
inquinante dal punto di vista degli effetti sulla salute. Viene assorbito
per inalazione e penetra profondamente nell'apparato respiratorio.
L'esposizione acuta ad ozono causa una diminuzione transitoria della
funzione polmonare e una risposta infiammatoria delle vie aeree profonde:
sintomi tipici sono: tosse, dispnea, dolore toracico. Studi
epidemiologici associano l'esposizione ad ozono ad un aumento del numero
di ricoveri ospedalieri per disturbi respiratori, asma inclusa". Tabella
2 Effetti sanitari acuti dello smog estivo sull'insieme della popolazione
e rispettivamente sul 10% più sensibile di essa (OMS 1992)
(Tratto da: Relazione annuale sulla qualità dell'aria (1999) Comune di
Bologna, 2000). Ulteriori informazioni possono essere reperite
presso: www.euro.who.int/air
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